La regina Vittoria è stata una delle figure più influenti e forti della storia. Diventata regina a 18 anni appena compiuti, durante il suo lungo regno ha portato l’Impero della Gran Bretagna a diventare uno dei più potenti del mondo. In quest’articolo, voglio raccontarvi di un altro aspetto della regina Vittoria e dell’influenza che questo ha avuto nell’arte e nell’architettura, l’amore per Alberto.


Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, come Vittoria, aveva avuto un’infanzia difficile e travagliata, abbandonato dalla madre quando aveva solo tre anni e con un padre donnaiolo e ubriacone, cercava una donna con cui potesse condividere una vita coniugale impeccabile.

Quando i due cugini (eh sì, erano cugini) s’incontrarono s’innamorarono profondamente e forse il loro amore può essere considerato una delle storie romantiche più belle avvenute tra i monarchi (almeno se consideriamo quelli inglesi).

Come ci racconta il libro biografico di Richard Newbury, la Regina Vittoria e Alberto non solo si amavano ma condividevano un’amore passionale, sensuale e sessuale, che li porto a concepire in breve tempo ben nove figli.

Vittoria ricercava continuamente il sesso, amava amare e condividere il letto con suo marito. La loro passione travolgente, che durante gli anni che hanno condiviso insieme non è mai cessata di esistere, la possiamo vedere anche dalle parole della regina, nel suo diario personale:

Alberto è davvero affascinante e così incredibilmente bello: stupendi occhi azzurri, un naso squisito, e una bocca proprio carina, con dei leggeri baffi e basette sottili, molto sottili. Ha un corpo perfetto, con ampie spalle larghe e vita fine. Mi batte proprio forte il cuore. Danza in modo meraviglioso e si muove con grande eleganza e ha un bel portamento.

L’epoca vittoriana è conosciuta da tutti come un periodo rigido, e dove le donne dovevano essere pudiche, dedicarsi al focolare e al concepimento dei figli. Eh bene, anche se la regina di certo non lo sbandierasse ai quattro venti, possiamo dire secondo le varie biografie, che come donna non era per niente pudica, anzi amante del sesso e dei piaceri sensuali.

Questa loro passionalità e il gusto sopraffino di Alberto (appassionato d’arte sin dalla giovane età) ha portato alla creazione di un’apposita mostra aperta al pubblico nel 2009 la: Victoria and Albert Passionate Patrons: Art and Love (Vittoria e Alberto mecenati appassionati: arte e amore).

Victoria and Albert Passionate Patrons: Arte and Love

vittoria e alberto

La mostra tenutasi nel 2009 a Buckingham Palace, mostra l’amore che tenne stretti l’uno all’altro per ventuno anni la Regina Vittoria e il Principe Alberto. Il loro legame e amore travolgente certo non era semplice da gestire, specialmente se si consideravano gli inevitabili contrasti che sovvenivano a causa della monarchia e dei loro ruoli istituzionali. Nonostante ciò, trovarono sempre un punto di comune accordo nel concedersi alla musica, all’arte e al teatro. Oltre a essere entrambi appassionati d’arte, infatti, suonavano abilmente al pianoforte e amavano passare delle ore a cantare e suonare pezzi, in alcuni casi composti anche dal marito Alberto.

La mostra però si concentra principalmente sull’aspetto artistico del loro amore e delle loro passioni. All’interno di questa uno dei quadri più importanti è stato il: Dipinto segreto della Regina Vittoria.

Il dipinto segreto, consiste in un regalo fatto a suo marito d’appendere nel suo spogliatoio per poterla vedere come lui desiderava, all’inizio di ogni giornata. Il dipinto segreto prevedeva la Regina Vittoria in déshabillé, appoggiata su un cuscino cremisi, con le spalle nude e i capelli sciolti, in una posa molto sensuale e intima. Certo questo non è l’unico quadro della mostra ma è tra i più significativi.

Infatti, all’epoca era davvero impensabile sia che una donna (figuriamoci una regina) venisse ritratta con i capelli sciolti, ma sopratutto in déshabillé e con lo sguardo languido. Eppure a lei non importava, voleva solo mostrare il suo sensuale amore e donarlo al marito in un quadro che solo lui potesse osservare. Quell’anno, il marito quando lei gli regalò il quadro, lui ricambiò con una bellissima corona con smeraldi posti su ogni punta.

Tra i due amanti e sposi era solito farsi regali del genere, infatti, per i 23 anni di Vittoria il principe chiese allo scultore prussiano Emil Wolf una scultura che lo rappresentasse. La scultura in marmo raffigurava Alberto come un guerriero greco, con le gambe nude e un gonnellino molto corto, appoggiata a lui era rappresentata una Vittoria nuda appoggiata sulla sua corazza. La statua piacque così tanto che nel 1849 ne venne creata una copia, però con un gonnellino più lungo e un paio di sandali ai piedi.

La mostra è stata la prima in assoluto a concentrarsi sulla passione e l’entusiasmo per l’arte della regina Vittoria e del principe Alberto. Durante questa mostra è stato possibile vedere ben 400 oggetti della Collezione Reale che celebrano la gioia della coppia reale nel mostrare e collezionare opere d’arte durante il corso del loro matrimonio.

Per Alberto e Victoria l’arte era una parte integrante della loro vita quotidiana era il modo in cui riuscivano a trovare un equilibrio tra loro e celebrare ed esprimere il loro amore reciproco. Nella mostra si potevano vedere alcuni superbi quadri della pittura italiana antica, tra questi: Il matrimonio della Vergine di Bernardo Daddi e San Girolamo in Penitenza dipinti dal Perugino, ed entrambi dati in regalo dalla regina al principe per il suo compleanno nel 1846.

Tra le altre opere disponibili c’era anche Apollo e Diana di Lucas Cranach, la Madonna portata in Processione da Cimabue di Frederic Leighton, acquistato dalla Regina Vittoria nel 1855. Altri dipinti, vennero acquistati anche direttamente negli studi degli artisti. Il quadro di George Cruikshank “The Disturber Detected” fu acquistato in uno stato incompleto e poi inviato successivamente a Buckingam Palace.

Il principe Alberto amava molto la pittura italiana e per l’opera di Raffaello, la sua passione lo porto ad acquistare due quadri di pittori moderni ispirati allo stile dell’artista trecentesco italiano. Questi erano La Madonna col Bambino di William Dyce e il disegno Religione glorificato dalle Belle Arti di Johann Friedrich Overbeck.

Naturalmente, la mostra ha permesso di vedere anche i vari quadri che rappresentavano la famiglia reale e i loro amati cani come il ritratto The Royal Family nel 1846 e Il primo maggio 1851.

L’amore per l’arte però non si rispecchia solo nei bellissimi dipinti raccolti negli anni dal principe e dalla regina. Nel 1845 i coniugi decisero di acquistare Osborne House sull’isola di Wight. La casa, doveva essere un ritiro privato della famiglia reale da Londra. Quando Alberto acquisto la casa, affacciandosi da una delle vedute di Osburne notò come il panorama gli ricordasse il golfo di Napoli, per questo motivo scelse di sostituire la costruzione esistente con una villa in stile italiano.

Per la costruzione di questa villa, il Principe si affidò ai progetti dell’esperto architetto inglese Thomas Cubitt. La villa fu progettata sin dall’inizio per esporre opere d’arte e le sculture contemporanea della coppia. In quegli anni per rendere la casa ricca di opere d’arte decisero di commissionare diversi dipinti a giovani artisti dell’epoca.

Nel 1856, i due mecenati appassionati, decisero di rinnovare il castello di Balmoral in Scozia. Per entrambi le Highland erano un luogo speciale. Ad Alberto i suoi scenari ricordavano la Franconia, e poi amava gli alberi e la natura. Vittoria, invece, sin da piccola, avrebbe voluto scappare in Scozia, nei paesaggi descritti dai romanzi di Walter Scott.

La prima volta che andarono in Scozia i coniugi si persero e vennero accolti da due anziani gentili, che non li riconobbero. Quella sera la regina Vittoria e il principe Alberto provarono la felicità che può unire due persone anche nell’umiltà e sopratutto nella solitudine, condizione difficile d’avere a palazzo. La felicità di quel momento e l’accoglienza dei due anziani, sicuramente aumentò il loro amore per la Scozia.

Ritornando al bellissimo castello di Balmoral, durante il suo rinnovo, tra gli oggetti del castello ci sono i diversi acquerelli di James Roberts, ma anche un set di candelabri a forma di Highlander con trofei. 

Dopo la morte del principe Alberto: le opere d’arte in suo onore

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Alberto morì prematuramente nel 1861, la regina rimase sensibilmente sconvolta dalla morte del marito. La regina Vittoria dopo la morte di Alberto, decise d’indossare il lutto a vita e per diversi anni cessò di apparire in pubblico e di visitare Londra. Questo comportamento le valse il nomignolo di “Vedova di Windsor”. Il suo dolore per la morte del marito era così forte, che la portò a soffrire per i primi anni a soffrire di crisi e depressione. Non solo, secondo la biografia della Regina:

“Una volta morto Alberto, la regina ordinò alla servitù di provvedere a riscaldare tutti i giorni l’acqua nella “ciotola da barba” del principe. Inoltre, per dormire si era fatta realizzare il calco della mano del marito, con il quale dormiva affianco tutte le notti”. 

La morte di Alberto, portò la Regina a commissionare diverse opere d’arte a partire dal Mausoleo di Frogmore ove furono portate le spoglie del principe Alberto (in un secondo momento, inizialmente venne sepolto nella cappella di St.George a Winsdor). Il sarcofago, dove quarant’anni dopo venne sepolta anche la Regina, venne costruito e ricavato dal più grande blocco di granito presente in Inghilterra.

Oltre a una tomba degna di un principe consorte, la regina decise di erigere un centinaio di monumenti alla memoria di Alberto, non solo in Gran Bretagna ma in tutto l’impero del Commonwealth. I monumenti più importanti presenti a Londra, sono invece la bellissima Royal Albert Hall e l’Albert Memorial di Londra. 

Sicuramente, i due amanti durante la loro breve vita insieme sono riusciti a fornire un patrimonio artistico davvero unico e appassionante.

Sperando che la mostra si rinnovi al più presto, spero che quest’articolo vi sia piaciuto 🙂

Alla prossima,

Silvia 

FONTI:

Royal Collections

La regina Vittoria di Richard Newbury, edizioni Claudiana 2009

La Stampa