baccalà in pastella

Baccalà fritto in pastella ricetta: un piatto per le festività natalizie

Il baccalà è un pesce amato dagli italiani. Una volta considerato piatto povero, oggi, oltre ad essere entrato a fare parte integrante delle cucine regionali, ognuna con una propria ricetta, è perfetto per moltissime occasioni.

Il baccalà è un pesce pregiato, ricco di proteine e di sali minerali, si conserva a lungo e ha numerosi effetti benefici sull’intero organismo per cui il consumo è ampiamente consigliato, soprattutto a chi aspira a perdere peso o mantenerlo.

Il baccalà è sicuramente un alimento pregiato per le sue proprietà nutritive, per la cena della vigilia di Natale, io preferisco il baccalà fritto in pastella.

Il baccalà fritto in pastella viene preparato è mangiato in tutti i periodi dell’anno, ed è presente in tutti i menù delle nostre cucine tradizionali. In moltissime regioni, soprattutto quelle meridionali, il baccalà fritto in pastella è un piatto immancabile della Vigilia di Natale, un piatto semplice, veloce da cucinare, legato alla tradizione e da gustare con tutta la gioia della buona tavola.

Per la realizzazione di questo semplice, gustoso e sfizioso piatto è necessaria la parte più morbida e carnosa del baccalà, già tenuta a bagno per almeno tre giorni in modo da dissalarlo e ammorbidirlo.

Il baccalà nel menù natalizio può essere preparato in tanti modi, la ricetta che vi proponiamo è il baccalà fritto in pastella.

Baccalà Fritto in pastella: ingredienti

Per preparare un buon baccalà fritto in pastella, gli ingredienti sono:

  • 1 kg di baccalà ammollato e dissalato
  • 200 grammi di farina
  • 1  uovo
  • 1 rosso d’uovo
  • 1 cucchiaino di lievito di birra
  • vino bianco secco
  • olio di oliva

Baccalà Fritto: preparazione

Per preparare il Baccalà basta seguire dei semplici passaggi:

1-Prendi il baccalà precedentemente ammollato, puliscilo bene e togli la pelle e le lische.

2-Taglia il baccalà a pezzetti lunghi una decina di centimetri e larghi la metà.

3-Prepara la pastella mescolando la farina con l’uovo ed il rosso d’uovo precedentemente sbattuti insieme, aggiungi il lievito di birra sciolto in un poco di vino bianco e due cucchiai di olio di oliva.

4-Lavora delicatamente l’impasto perché diventi omogeneo e scorrevole, se necessario aggiungi ancora del vino bianco misto ad acqua, nel caso ti accorgi che l’impasto diventa duro.

5-Lascia lievitare l’impasto per qualche ora in ambiente tiepido.

6-Una volta lievitato, scalda in una padella l’olio d’oliva abbondante, finché diventa bollente.

7-Adesso prendi ad uno ad uno i pezzi di baccalà, tuffali nella pastella e friggili finché non diventano croccanti e dorati.

Il consiglio: se necessario aggiungete, una volta fritto, un pizzico di sale, e per un tocco di sapore in più puoi assaporare questo piatto sfizioso con una spruzzata di limone

 

baccalà alla vicentina

Baccalà alla vicentina ricetta, ingredienti e preparazione

Storie uniche, antiche e affascinanti sono quelle che si nascondono dietro a due prodotti di eccellenza, lo stoccafisso e il baccalà. Questi due ingredienti, altro non sono che merluzzo.

Il merluzzo, è un pesce prevalentemente pescato nei mari del nord e, si trasforma in stoccafisso o baccalà grazie a metodi di conservazione diversi. In un modo o nell’altro,  sono comunque due ingredienti importanti della tradizione culinaria italiana, ma non solo.

Se il baccalà, non essendo strettamente legato a condizioni climatiche, perché conservato mediante salatura, può venire prodotto in diverse zone d’Europa e in diversi momenti dell’anno, lo stoccafisso è un prodotto con una ben precisa identificazione geografica, tanto da fregiarsi della Denominazione di Origine Controllata.

La legenda vuole che sia stato un commerciante veneziano a introdurre lo stoccafisso sulle tavole della cucina italiana. Gustoso e versatile, lo stoccafisso è un piatto diffuso nella cucina veneta e viene proposto in vari contesti, dalle cene semplici a quelle più ricercate. Si dice baccalà e si usa lo stoccafisso.

Per la semplice ragione che un tempo i veneti conoscevano solo lo stoccafisso, e lo confusero, appunto con il baccalà. Le ricette con lo stoccafisso sono tramandate di generazione in generazione e quasi ogni famiglia utilizza una o più piccole varianti.

Noi vi proponiamo la ricetta del baccalà alla vicentina.

Baccalà alla Vicentina: ingredienti

Scopriamo adesso insieme quali sono i principali ingredienti della Baccalà alla Vicentina:

  • 1 kg di stoccafisso
  • 500 grammi di cipolla
  • 2 spicchi di aglio
  • 4 acciughe
  • mezzo lt di latte
  • 160 grammi di olio di oliva
  • prezzemolo, farina, parmigiano grattugiato.

Baccalà alla Vicentina: preparazione

Per la preparazione di questo piatto, il primo ingrediente da utilizzare è la pazienza. Infatti lo stoccafisso essendo per sua natura durissimo, una specie di bastone, per poterlo utilizzare è necessario metterlo a bagno in abbondante acqua fredda per almeno sette giorni sostituendola due volte al giorno, mattina e sera.

Una volta ammollato potrai iniziare la preparazione del baccalà alla vicentina: 

  • Prepara un soffritto con metà dell’olio, la cipolla tritata e gli spicchi d’aglio
  • Quando l’aglio diventa biondo, impiega un pesto di polpa di acciughe diliscate e dissalate, con una manciata di prezzemolo; si lascia legare il tutto, rimestando con un mestolo.
  • Adesso prendi lo stoccafisso già ammollato ed aprilo per il lungo.
  • Prendi una metà, spargi di farina e parmigiano e metà della salsina, fai così anche con l’altra metà.
  • Adesso condisci, rimetti insieme le due metà e tagliale a fette larghe cinque o sei centimetri.
  • Prendi le fette, composte da due parti riunite, passale ancora nella farina e formaggio grattugiato e disponi tutto a strati in un tegame.
  • Ora disponi sopra il resto della salsa, copri tutto con il latte e l’olio.
  • Cuoci a fuoco lento, ma continuo, per circa tre ore.

Lascialo riposare prima di gustarlo, infine puoi scegliere di servirlo con della polenta tradizionale o arrosto.

Baccalà

Come ammollare il baccalà e dissalarlo completamente?

Sta arrivando il periodo natalizio! Quindi ti stai sicuramente chiedendo come ammollare il baccalà e dissalarlo completamente, per realizzare i tuoi piatti a base di baccalà durante il periodo di Natale!

Prima di spiegarti come ammollare il baccalà, ecco alcune informazioni interessanti!

Il baccalà appartiene alla famiglia delle Gadidae o semplicemente a quella del merluzzo. Esistono molte varietà di merluzzo, la specie più comune dei nostri mari è il nasello, pesce un po’ insipido, ma di facile digestione.

Per la leggerezza delle sue carni è indicato ai bambini o ai convalescenti, specialmente se lesso e condito con olio e limone. Il baccalà è sicuramente uno degli alimenti entrato di diritto a far parte della tradizione di molte cucine popolari di tutto il mondo.

Scopri anche come preparare il Baccalà fritto in pastella>>

Il baccalà e lo stoccafisso sono prodotti molto apprezzati ed utilizzati nella cucina italiana, il periodo di maggior utilizzo è sicuramente quello Natalizio. Il merluzzo, generalmente utilizzato in Italia proviene dalle regioni artiche ed antartiche.

Per la diversa maniera di conservarlo, il merluzzo prende il nome di baccalà se avviene mediante la salatura o di stoccafisso se avviene attraverso l’essiccazione.

Come ammollare il baccalà e dissalarlo?

Per ammollare e dissalare il baccalà basta seguire una procedura davvero molto semplice. Il baccalà appena comprato per essere dissalato va immerso in abbondante acqua fredda, è necessario un periodo di ammollo, mediamente di due o tre giorni.

Il tempo dipende dallo spessore del baccalà, nel corso di questi comunque è necessario cambiare l’acqua almeno due volte al giorno, mattina e sera, per riuscire a dissalarlo.

L’immersione in acqua fredda, infatti, serve ad eliminare il sale in eccesso. Per essere sicuro che il prodotto sia pronto per la preparazione comunque, basta assaggiarne un pezzettino e controllare la sapidità.

Per lo stoccafisso invece è necessario un periodo di ammollo più lungo che dura circa una settimana, questo tempo serve a restituire ai tessuti del pesce l’originale consistenza, più morbida e spugnosa.

In Italia, tra le ricette della tradizione più conosciute troviamo il baccalà vicentina.

 

spaghetti alla carbonara

Spaghetti alla Carbonara ricetta, ingredienti e preparazione

Nonostante ancora oggi l’origine della ricetta sia difficile da attribuire, si deve riconoscere che gli spaghetti alla carbonara nel tempo sono diventati un piatto tipico della cucina romana conosciuto in tutto il mondo.

La mancata certezza della sua origine ha dato luogo con il tempo, grazie anche alla sua versatilità, a moltissime varianti nella preparazione di questo piatto. Non è un caso, infatti, che la pasta alla carbonara sia una delle ricette italiane più modificate al mondo, con una sola certezza, i tipi di pasta usati tradizionalmente per la sua realizzazione, gli spaghetti o i rigatoni.

Tra le moltissime varianti che possiamo trovare per realizzare questa ricetta c’è sicuramente la sostituzione del  pecorino con il parmigiano, l’uso di  entrambi, l’uso della panna, chi aggiunge la cipolla, anche se nella ricetta tradizionale non è compresa.

La tradizione infatti vuole che il nome di questo piatto sia da attribuire ai carbonari che, per sostenersi dal duro lavoro, avevano bisogno di piatti sostanziosi e dal sapore deciso.

La ricetta che vi proponiamo è tra le più fedeli alla tradizione di un piatto eccezionale.

Spaghetti alla Carbonara: ingredienti per 2 persone

Gli spaghetti alla Carbonara sono un piatto relativamente semplice da preparare. Gli ingredienti per realizzarlo prevedono:

  • 1 uovo per ogni commensale
  • 160 grammi di pasta (spaghetti)
  • 100 grammi di guanciale
  • 50 grammi di pecorino romano
  • sale
  • pepe

Spaghetti alla Carbonara: preparazione

La parte più importante per ottenere un buon spaghetto alla carbonara è la sua preparazione, quindi segui questi semplici passi per ottenere un piatto gustoso nel rispetto della ricetta tradizionale.

Per preparare gli spaghetti alla Carbonara: 

  1. Prendi il guanciale e con un coltello da cucina ben affilato tagliatelo prima a fettine, poi a dadini, fallo rosolare in una padella capiente per qualche minuto.
  2. In una ciotola a parte, sbatti energicamente le uova condite con un pizzico di sale e una macinata di pepe, fino a renderle liquide.
  3. Cuocete gli spaghetti in abbondante acqua bollente salata e scolateli al dente, versandoli direttamente nella pentola con il soffritto.
  4. Quando gli spaghetti si saranno ben amalgamati con il guanciale, toglili dal fuoco, mescolali e aggiungi le uova sbattute, il pecorino grattugiato e una generosa macinata di pepe. Mescolate velocemente il tutto, in modo che le uova non si cuociano ma formino una crema fluida. Infine, servi ai tuoi commensali.

Il consiglio: Se non trovi il guanciale puoi utilizzare della pancetta, per la rosolatura invece puoi aiutarti con un goccio di olio d’oliva.

pinot nero

Pinot Nero Altoatesino: caratteristiche, tonalità e abbinamenti

Quante volte è capitato di dover comprare una bottiglia di vino da condividere con gli amici durante una a cena. Nella maggior parte dei casi ci si affida al commesso, se si acquista presso una enoteca, ma se decidiamo di acquistare in un supermercato e non siamo degli esperti a cosa facciamo riferimento.

La maggior parte delle persone, infatti, non si intende  di vino e il più delle volte si lascia influenzare da aspetti che non hanno nulla a che vedere con la qualità del vino, come ad esempio il prezzo.

La domanda più frequente che ci facciamo quando si acquista una bottiglia di vino, soprattutto nei supermercati, è: “il vino sarà buono”? La maggior parte di noi, per ovviare alla mancanza di conoscenza, si sofferma sull’etichetta. Il consiglio che vi posso dare, se siete amanti del vino, e quello di provarne qualcuno prima di acquistare una bottiglia da condividere con gli amici.

La degustazione del vino non è un’arte. Per degustare propriamente un vino non occorre impiegare un metodo difficile, basta valutare l’intensità dei tre parametri organolettici che determinano la piacevolezza del suo sapore.

  1. La consistenza: l’insieme delle sostanze che costituiscono un vino, il colore, il profumo, il sapore ed un tatto denso e viscoso;
  2. L’equilibrio: un vino è equilibrato quando il suo sapore soddisfa la fondamentale equazione dell’equilibrio gustativo (dolce,acido,amaro);
  3. L’integrità: consiste che non vi siano agenti esterni, gusti o sapori ossidati che non siano propriamente quelli dell’uva e che il sapore sia quello del frutto costitutivo.

Pinot nero Altotesino: provenienza

Il Pinot nero Altotesino è un vino la cui produzione è autorizzata solo nella provincia autonoma di Bolzano, questo vino si fregia dell’appellativo DOC (Denominazione d’origine controllata). Una zona dove viene prodotto un ottimo Pinot Nero Altotesino è sicuramente quella vicino al lago di Caldaro.

Pinot nero: caratteristiche e tonalità

Il Pinot Nero,  è un vitigno che si distingue per gli acini dalla  buccia sottile, fattore determinante della caratteristica trasparenza quando viene vinificato in rosso.

Il colore può variare di tonalità da chiare a mediamente intense, sia per la qualità delle uve che per i tempi di macerazione. Il vino giovane assume colori compresi nelle tonalità rosso rubino, con la maturazione evolvono in rosso granato raggiungendo poi tonalità rosso-aranciate molto evidenti.

Il Pinot Nero Altoatesino è sicuramente un vino che si distingue per il suo profumo, il suo sapore intenso fatto di bacche rosse e scure, chiodi di garofano e violetta.

Pinot nero: come abbinarlo?

Un vino che esprime tutto il proprio potenziale equilibrio soprattutto se abbinato a piatti a base di selvaggina o portate di agnello, arrosti, formaggi semi stagionati, oppure si può degustare con piatti etnici, come la cucina cinese.

Il Pinot Nero dell’Alto Adige è un vino avvolgente e di estrema eleganza.

Provatelo, se piace a voi piacerà anche ai vostri amici.

goulash all'ungherese

Ricetta goulash all’ungherese: scopri gli ingredienti e come prepararlo!

Ci sono migliaia di ragioni per programmare un viaggio in Ungheria. Tra le città da visitare c’è sicuramente la capitale Budapest,  la più affascinante e ricca di storia. Una delle ragioni per recarsi  a Budapest, oltre che per la  regalità di una capitale imperiale e il fascino d’oriente, è beneficiare delle tante terme che si trovano in città, lasciate in eredità dall’occupazione dell’impero Ottomano.

Certamente, molti turisti, nel loro viaggio, oltre a visitare i splenditi luoghi e beneficiare delle terme, non possono non ricordare l’ottima cucina ungherese che si distingue per i suoi sapori intensi e per la passione che gli ungheresi stessi pongono nella preparazione delle pietanze culinarie.

Tra i cibi tipici ungheresi non si possono non ricordare le zuppe, la più famosa è sicuramente la Zuppa Gulyás, detta anche “zuppa del mandriano”, nei suoi sapori piacevolmente piccanti.

Oppure un piatto di spezzatino con carne di vitello alla paprika, meglio conosciuto come Goulash. Questo piatto,  una volta piatto per semplici pastori, è  diventato espressione nazionale della cucina ungherese, grazie all’introduzione della paprika, tra il XVI e il XVII secolo, a seguito dell’occupazione Turca. Per voi di seguito vi proponiamo la ricetta originale.

Ingredienti

Gli ingredienti della ricetta del Goulash all’ungherese sono:

  • 700 g di spalla o garretto di vitello
  • 4 cucchiai di olio di girasole
  • 2 cucchiai da tè di paprika macinata
  • 1 pomodoro, 1 peperone, 2 cipolle, 2 spicchi d’aglio
  • mezzo cucchiaino da caffè di semi di finocchio macinati
  • 1 cucchiaio da tè di sale
  • 1 cucchiaio da caffè di crema di paprika piccante
  • 1,5 dl di panna acida
  • 1 cucchiaio da tè di farina

Preparazione

Per preparare il Goulash all’ungherese basta seguire questi sette semplici step! Dopo di che potrai servirlo ai tuoi ospiti 🙂

  1. Taglia la carne in piccoli tocchetti e affetta la cipolla.
  2. Riscalda l’olio in una pentola e rosola la cipolla.
  3. Aggiungi la carne e mescolala finché non sarà ben rosolata.
  4. Togli la pentola dal fuoco, aggiungi la paprika macinata, il peperone e il pomodoro tagliati a pezzi, l’aglio schiacciato, i semi di finocchio, il sale e la crema di paprika.
  5. Aggiungi 1,5 dl di acqua, metti il coperchio e cucina a fuoco moderato per 1 ora e mezza. Se è necessario, aggiungi un po d’acqua. L’importante che la carne non sembri lessa, si deve ottenere una salsa densa.
  6. A questo punto si può aggiungere allo spezzatino di vitello (Goulash) un composto di panna acida, farina e acqua fredda, che devi mescolare sul fuoco per 2/3 minuti.
  7. Se la salsa risulta troppo densa, si può diluire con un po d’acqua, o meglio, con panna da cucina. Uno dei contorni più adatti è quello di piccoli gnocchetti tipici.

Adesso che sai la ricetta del Goulash all’ungherese non ti resta che prepararlo per stupire i tuoi commensali con una delle ricette più famose di tutta l’Ungheria.

crepes suzette

Crepes Suzette ricetta originale del 1907 con mandarino e curaçao

Le crêpes, oltre ad essere uno dei simboli della cucina, sono tra il cibo più versatile in assoluto. Conosciute in tutto il mondo, le crêpes  si possono gustare dalle bancarelle con una varietà di condimenti, sia dolci che salati, tanto da diventare un marchio dello street food.

Le crêpes, simbolo della cucina francese, sono delle cialde sottili dalla consistenza soffice e dalla forma rotonda ed ogni paese ha adattato la ricetta originaria alla propria.Tra tutte, le più conosciute sono sicuramente le Crêpes Suzette.

La ricetta che vi viene proposta apparve per la prima volta nel 1907 ed era una crespella aromatizzata con curaçao e succo di mandarino.

Ricetta Crêpes Suzette originale: ingredienti

Vediamo insieme quali sono gli ingredienti principali per fare le Crêpes Suzette.

Per le Crêpes:

  • 150 g di Farina
  • 2 Uova
  • 300 ml Latte
  • 40 g di Burro
  • 1 cucchiaio di Zucchero

Per la Salsa:

  • Succo di 1 Mandarino
  • Curaçao 1 Bicchierino
  • 100 g di zucchero
  • 100 g di Burro

Salsa originale delle Crêpes Suzette: preparazione

Lavorate il burro in modo che diventi cremoso, aggiungete lo zucchero e il succo del mandarino, passatelo al colino, e infine provvedete all’aggiunta del Curaçao .

Preparazione delle Crêpes Suzette

Mettete in una ciotola dai bordi alti la farina setacciata, lo zucchero semolato, un pizzico di sale e il latte. Lavorate il composto con una frusta a mano o con uno sbattitore elettrico fino a che avrà una consistenza liscia e senza grumi.

In una terrina a parte sbattete con una forchetta le uova, poi aggiungetele agli altri ingredienti e continuate a mescolare. Sciogliete il burro in un pentolino a fuoco basso e dopo averlo fatto intiepidire aggiungetelo all’impasto per le crêpes e mescolate con cura.

Mescolate gli ingredienti fino ad ottenere un impasto denso senza grumi e poi copritelo con una pellicola trasparente e lasciatelo riposare per almeno un’ora in frigo.

Quando lo riprendete munitevi di una padella da crepe, piatta e con i bordi bassi, scaldatela e cuocete ruotando la padella per distribuire il composto su tutta la superficie. Cuocete su entrambi i lati. Spalmate bene la salsa sulle crêpes ripiegate in 4 per ottenere dei piccoli ventagli,  immergetele nella casseruola per farle insaporire.

Limoncello: una delizia che nasce dai limoni IGP di Sorrento

Sicuramente lo avete presente, negli scaffali dei bar o dei supermercati, con quelle bottiglie invitanti, con quel colore che fa venir subito sete …l’oro dei limoni italiani, il limoncello! Sapete benissimo che è la bevanda estiva per eccellenza e che si gusta fredda, a volte anche gelata direttamente dalla cella freezer. Ma attenzione, il limoncello non è soltanto un gusto estivo, è perfetto per ogni stagione.

Si adatta benissimo ai dolci natalizi, al fine pasto di una domenica d’autunno, alla Pasqua, ai compleanni e ovviamente -come detto, servito ben freddo- anche alle sere estive. Ebbene, il segreto di questo prodotto buono e unico risiede proprio nei limoni che vengono scelti per farlo. Non tutti i limoni sono uguali, non tutti hanno caratteristiche adatte per diventare limoncello. Ed è indubbio che i migliori per creare questa bevanda speciale sono i limoni IGP di Sorrento.

Limoni IGP di Sorrento: dove nasce il mito

Il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) è stato pensato dall’Unione Europea per proteggere i prodotti tipici di ogni territorio dalle imitazioni e falsificazioni selvagge che avvengono, purtroppo, non solo per mano straniera ma anche nella nazione di origine di molti alimenti. I limoni sono tra questi prodotti che creano l’anima di un territorio. L’Italia è sicuramente una grande produttrice di limoni e quelli di Sorrento sono l’eccellenza assoluta, per questo si sono meritati la denominazione IGP e per questo sono gli ingredienti base del limoncello più famoso del mondo.

Perché il limone di Sorrento è speciale

I limoni IGP di Sorrento hanno delle caratteristiche che li rendono speciali. Tanto per cominciare non vanno confusi con i limoni della pur vicinissima Costiera Amalfitana che hanno proprietà e metodi di coltivazione del tutto diversi. Il limone di Sorrento è il “femminello ovale” detto anche “limone di Massa” perché la sua origine è legata al territorio di questo specifico comune. E’ di dimensioni medio-grosse, ovale appunto, molto succoso e dalla nota acida molto elevata.

L’albero che lo produce viene coltivato sotto una struttura di paglia (la “pagliariella”) sostenuta da robusti pali di legno di castagno fissati al terreno, in modo che così cresca riparato dagli agenti atmosferici avversi ma senza rinunciare al calore del sole e all’acqua che vengono filtrate proprio dalla paglia.

La crescita avviene più lentamente e così anche la maturazione, il che determina il gusto unico che se ne ricava. Bisogna ricordare, anche, che questi limoni sono presenti sulla Penisola Sorrentina da sempre e si coltivano per uso da tavola dal XVI secolo, sebbene i metodi di coltivazione siano divenuti una specialità vera e propria nel 1600.

Si tratta dunque di qualità garantita da una raffinata esperienza secolare che non viene messa in discussione.

Come nasce il Limoncello di Sorrento

Quando i limoni sono pronti inizia la raccolta, che avviene solitamente nel corso di quasi tutto l’anno (da febbraio a ottobre), rigorosamente a mano! I limoni che cadono per terra sono automaticamente scartati, perché il limoncello deve preservare la purezza del frutto. E’ infatti la bellissima buccia dei limoni sorrentini l’ingrediente base del limoncello: la buccia deve essere spessa, ben lavata in acqua calda e spazzolata più volte dopo l’asciugatura.

Viene quindi tagliata e inserita in un contenitore di vetro in cui è stato versato dell’alcol. Solo la parte gialla della buccia va a macerare nell’alcol, ben chiusa dentro il contenitore e soprattutto al buio. Resterà così, a riposare, per un mese in modo che l’alcol assuma colore e sapore della buccia dei limoni. A quel punto si aggiunge alla mistura acqua e zucchero -bollita e poi raffreddata- quindi ulteriore alcol e ancora in macerazione, al buio, per un altro mese. Quel che rimane da fare dopo è solo il filtraggio del liquido, che viene imbottigliato e messo al fresco, anche in freezer.

I mille usi del Limoncello di Sorrento

Una volta pronto, il Limoncello di Sorrento si può servire da bere a fine pasto ma non solo. Sono molteplici gli usi che se ne possono fare e ne vengono sperimentati di nuovi ogni anno. Così al naturale è un ottimo digestivo, se non si esagera nelle quantità, ma può diventare un bell’aperitivo se mescolato con acqua tonica o spumante, a temperatura ambiente.

I più giovani lo usano come “shottino” per ricaricarsi di energie, gli anziani amano gustarlo dopo il caffè…i nuovi utilizzi lo vedono servito sopra il gelato e anche come completamento della macedonia di frutta, in estate! In ogni caso, è una delizia che non delude mai e che vi permette di assaporare il succo perfetto del Sud, quel gusto di Campania che sa di sole e di mare e che entra dentro per non uscirne.

Come e dove si compra un buon Limoncello di Sorrento?

Risposta semplice: a Sorrento! E’ qui il posto sicuro per trovare un limoncello fatto con i limoni veramente autentici della penisola. Ovviamente le bottiglie si trovano ormai ovunque, anche nei supermercati e con la vendita di limoncello di Sorrento online, ma in quei casi informatevi bene prima dell’acquisto e assicuratevi che la dicitura riporti fedelmente “limoni IGP di Sorrento”.

Le bottiglie di limoncello di solito sono da 50, 70 o 100 cl e i prezzi variano dai 12 Euro della versione più piccola fino a 20 Euro per la più grande per cui è bene essere sicuri di cosa comprate prima di spendere. Se non potete andare a Sorrento, evitate comunque di cercare il limoncello IGP nei supermercati, piuttosto informatevi nelle enoteche o nei negozi di prodotti tipici. Potete anche informarvi presso i negozi alimentari biologici.

Per la vendita del limoncello online, preferite sempre rivolgervi alle aziende sorrentine che hanno la possibilità della vendita a distanza. Non sono poche oggi quelle che si servono anche dei siti web per distribuire il proprio ottimo prodotto in Italia e all’estero. Andando nei siti campani o sorrentini avrete certezza di una qualità che passa direttamene dalle mani del produttore a quelle del consumatore e gusterete con maggior delizia questo meraviglioso succo dei limoni più buoni del mondo!

Sushi roll fai da te: origini e ricetta di un piatto cino-coreano

La sushi-mania è inarrestabile e ormai ha contagiato un po’ tutti. Sarà il binomio gusto e salute ha fare gola, ma sicuramente anche la bellezza di questo piatto è un fattore che concorre a renderlo irresistibile. Dargli quell’aspetto non è poi così complicato.

Basta reperire gli ingredienti giusti e metterci un po’ di impegno per realizzare dei perfetti sushi roll fai da te. Ma prima di vedere come prepararli nel dettaglio, vale la pena di ripercorrere la storia di questo piatto tipico per scoprire che il sushi non è nato in Giappone. Le sue origini sono da trovare altrove, anche se è proprio nel continente giapponese che questa pietanza ha avuto l’apice del successo e si è diffusa in tutto il globo.

Origini e storia del sushi: un piatto cino-coreano

La nascita di questo piatto tipico giapponese ha avuto luogo nei vicini paesi asiatici: con tutta probabilità il sushi è arrivato nel Sol Levante dalla Cina o dalla Korea. Ciò non deve stupire, perché in realtà la cultura giapponese è stata influenzata da quelle circostanti come è normale che sia. Il sushi non nasce nemmeno come piatto, ma come tecnica di conservazione. Allora il problema della conservazione del cibo era all’ordine del giorno, soprattutto per alimenti facilmente deperibili come la carne e il pesce.

Il sushi era una tecnica che prevedeva l’eviscerazione del pescato e la sua salatura, con successiva conservazione in mezzo al riso cotto. Questa pratica arrivò in Giappone intorno al 1300. Da qui ne derivò la formulazione di un piatto conosciuto come “Namanare”, ovvero l’antenato del sushi moderno, il quale venne sviluppato solo intorno alla fine del 1800. Da quel momento in poi ebbe una diffusione a macchia d’olio fino ad arrivare ai giorni nostri: oggi il sushi è conosciuto e apprezzato ovunque nel mondo.

Tipi di sushi: roll, nigiri e gunkan

Esistono diversi tipi di sushi, ognuno dei quali ha una composizione caratteristica. La prima tipologia è il roll, il più conosciuto di tutti e chiamato anche “makisushi”. In questo caso si parla del classico involtino di riso e sesamo avvolto intorno alle foglie di alga. Naturalmente le ricette sono molte e dunque l’involtino può contenere una grande varietà di alimenti al suo interno.

Il secondo tipo di sushi è il “nigiri”. Questa è la ricetta più semplice di tutte: consiste in delle semplici polpette di riso condite con il pesce fresco.

Il terzo e ultimo tipo di sushi è il “gunkan”: una sorta di via di mezzo, che prevede la creazione di cestino formato dall’alga al cui viene inserito il riso assieme ad altri ingredienti.

L’incavo del gunkan può, infatti, essere riempito con ingredienti quali le uova di pesce o la tartare. La ricetta che andremo a vedere oggi riguarda il makisushi, che ha una preparazione più complessa e un gusto inconfondibile.

Come preparare i sushi roll (makisushi)

Si parte innanzitutto dagli ingredienti, che devono essere di qualità. Specialmente il pesce, che può essere comprato nei negozi specializzati oppure ordinato presso una pescheria online come quella di Easycoop, dove si possono trovare tantissimi tipi di pesce, oltre alle confezioni di sushi roll già pronte. Per una ricetta genuina e fai da te, ecco cosa serve per preparare il makisushi:

  • Stuoietta di bamboo con pellicola trasparente
  • Alga Nori divisa in due sezioni
  • Riso Gohan (300 gr)
  • Wasabi
  • Zenzero
  • Avocado
  • Salsa di soia
  • Semi di sesamo e Crab

Per quanto concerne la preparazione, bisogna innanzitutto stendere la stuoietta sul tavolo e posizionare sopra di essa la sezione della foglia di alga. A questo punto arriva il momento di prendere il riso freddo e di stenderlo sull’alga stessa procedendo da sinistra verso destra. Ora si può condire il riso, cospargendolo con una manciata di semi di sesamo in modo da creare una striscia nel mezzo.

L’alga va poi capovolta e condita con il resto degli ingredienti tagliati in lunghe strisce, che vanno posizionate esattamente al centro e per intero. Fatto ciò si deve arrotolare l’alga, dando al composto una forma quadrata. Lasciare in posa per qualche istante e procedere con cautela tagliando il rotolo ottenuto a fettine per realizzare dei cubetti.

Alcuni consigli utili? Mai esagerare con le quantità di riso e mai stendere l’alga dal lato opaco, che andrebbe rivolto verso l’esterno. Realizzare il sushi fai da te è davvero semplice e divertente.

Scopri anche qual è la differenza tra Sushi e Sashimi>>

Pina Colada

Cocktail estivi, la ricetta della Piña Colada e gli anni Ottanta a Milano

La tendenza a recuperare uno stile come quello degli Eighties da tempo si è affacciata nel mondo della moda e del design, e recentemente anche nell’arte dei cocktail, la celebre Milano da bere è tornata a farsi sentire con qualche eco dei celebri drink più ordinati al bancone.

La “mitica” Piña Colada è una delle ricette di cocktail estivi più classici, che impazzavano nei locali e nei bar milanesi già ai primi caldi, e nelle località estive di tutta Europa. Questo drink rappresenta un gusto intenso che porta come base il rum chiaro, esaltato dalla freschezza del succo d’ananas e del cocco.

Il cocktail portoricano, delizia tra rum e frutta

Per prepararlo è necessario seguire le regole del bartending più classico, la sua miscelazione infatti deriva dagli anni Sessanta in cui nelle drink list il rum era di casa e il mix tra dolce e fruttato era molto richiesto nei bar dei tropici. E negli anni Ottanta, anche in Italia arrivò la moda della Piña Colada, inserita nella cocktail list di ogni bar, dalla primavera all’autunno!

Dalla sua presunta nascita a Puerto Rico, il cocktail si diffonde in tutto il mondo, e il suo inventore  Don Ramon Portas Mingot è ormai noto a tutti gli esperti bartender e agli studenti che frequentano un corso barman Milano nella speranza di emularlo e trovare una formula cocktail innovativa.

In realtà molti altri indizi danno la sua nascita ben prima, citando sui giornali nei decenni precedenti una bevanda denominata Piña Colada di Cuba, definita “lussuosa e morbida”.

L’ananas (piña) veniva colada ovvero mescolata con altri ingredienti, già ai primi del Novecento e per molti l’inventore della ricetta definitiva fu, invece, Ramon Marrero Perez (Monchito), che la servì come Piña Colada in un convegno del governo di Puerto Rico al Caribe Hotel di San Juan.

Come sia sia, è ormai uno dei cocktail tropicali più noti a livello internazionale, fresco e persistente al palato, armonioso nel suo gusto cremoso e vellutato.

La ricetta originale della Piña Colada

  • 4 cl di rum bianco
  • 10 cl di succo di ananas
  • una fetta di ananas fresca
  • 2 cl di latte di cocco (o sciroppo di cocco)

Il cocktail si prepara utilizzando un blender, un frullatore che spezzetta il ghiaccio eseguendo un altissimo numero di giri, in grado di frullare gli ingredienti e creare un drink che si colloca tra il frozen e il cocktail shakerato.

Per i barman più esperti, il succo d’ananas dovrebbe essere frutto di una centrifuga di ananas fresco, quindi decisamente un tocco di stile e gusto che fa la differenza.

Un volta preparata con molto ghiaccio e tutte le componenti, la Piña Colada si versa in un bicchiere a calice, il classico bicchiere da cocktail e si decora con la fetta di ananas.

Le varianti della Piña Colada sono tante, dato che si tratta di un cocktail estivo che può essere modificato con molti succhi di frutta, o frutta fresca.

Fondamentale è che il rum sia chiaro, e nei migliori bar di Milano quello “blanco” portoricano non manca mai.

Tra le varianti, note come cocktail estivi dissetanti, ci sono la Passion Fruit Colada, la Banana Colada, il Blue Hawaiian Colada – quest’ultimo è caratterizzato dal liquore Blue Curaçao, frutto di un lavoro sulle bucce delle arance Laraha dell’isola di Curaçao, aggiunto alla fine del drink per creare un contrasto di colori bluastri e sapori dolciastri.